Educare a governare. Il De ingenuis moribus
Tutti gli interessati sono invitati alla presentazione del volume di Alessandra Favero Educare a governare. Il De ingenuis moribus di Pier Paolo Vergerio il Vecchio come chiave di lettura di una raccolta pedagogica umanistica (Società di studi storici e geografici di Pirano, Fonti e Studi per la storia dell’Adriatico orientale,vol. VI, 2018) Mercoledì 27 novembre 2019, alle ore 18.30
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Educare a governare. Il De ingenuis moribusEducare a governare. Il De ingenuis moribus

presso la sede della Comunità degli Italiani “Santorio Santorio”

Palazzo Gravisi-Buttorai,

Via Fronte di Liberazione 10, Capodistria

 

Alla presenza dell’autrice,

l’opera sarà presentata da Elvio Guagnini,

Nives Zudič Antonič e Adriano Papo

Evento promosso in occasione del XV anniversario della Società di studi storici e geografici di Pirano

Lo studio ha per oggetto il De ingenuis moribus, primo trattato pedagogico umanistico, scritto a Padova, probabilmente nel 1402, dal capodistriano Pier Paolo Vergerio il Vecchio e da questi dedicato a Ubertino da Carrara, figlio terzogenito di Francesco Novello, signore della città in cui l’opera fu composta. Il libello conobbe una grande fortuna nel corso del Quattrocento, quando fu copiato in oltre duecento manoscritti e stampato in una sessantina di edizioni, per lo più assieme ad altri testi, spesso di argomento affine e di autori che con Vergerio ebbero relazioni particolarmente significative.

 

Alessandra Favero

E un’insegnante nella scuola secondaria di primo grado e nel tempo si è dedicata a ricerche in campo filologico e letterario sulle letterature romanze medievali e, con Vergerio, sulla letteratura umanistica in lingua latina. La sua formazione accademica si è sviluppata tra gli atenei di Padova e di Trieste. Oltre a quelle riguardanti il De ingenuis moribus, la più parte degli articoli che ha pubblicato riguarda la poesia italiana del Duecento, in particolare la circolazione dei testi anonimi nei più antichi canzonieri, e i volgarizzamenti del Trecento, in particolare la traduzione del notaio fiorentino Alberto della Piagentina, del De consolatione philosophiae di Boezio e la traduzione di Donato degli Albanzani del De viris illustribus di Petrarca.