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Cassata dal Parlamento la norma sulla schedatura delle minoranze
Con 58 voti a favore e 30 contrari il Parlamento sloveno ha accolto l’emendamento che cancella la dichiarazione etnica, religiosa e della lingua madre, dalla Legge sulla residenza.

Aula del Parlamento slovenoAula del Parlamento slovenoL’emendamento era stato presentato dai Partiti Sinistra, Centro Moderno e Nuova Slovenia. Gli emendamenti in effetti erano due che in aula sono stati però accorpati, in quanto praticamente identici.  A favore ha votato una maggioranza eterogenea e trasversale mentre contrari si sono dichiarati unicamente il Partito Nazionale, quello Democratico ed un deputato transfuga del Partito Democratico dei Pensionati.

Viva soddisfazione è stata espressa nell’occasione dai deputati delle Comunità Nazionali Italiana e Ungherese, Žiža e Horvath, per la cancellazione di una norma che avrebbe creato una situazione molto pericolosa, soprattutto per i soggetti minoritari in Slovenia.

“In base alle consultazioni che avevo avuto nei giorni precedenti con i vari deputati - ha detto Felice Žiža -  era chiaro che otto gruppi parlamentari e noi due rappresentanti delle comunità nazionali, avremmo votato a favore di un emendamento contro questo tipo di proposta”.

“Se la norma in questione non fosse stata cassata- ha detto da parte sua il Presidente della CAN Costiera, Alberto Scheriani - l’unica strada da seguire sarebbe stata quella della Corte costituzionale”.

Da rilevare infine che all’indomani dell’introduzione delle contestate domande nella legge, grazie a un emendamento approvato dal Comitato interni con i soli voti del Partito Nazionale e di quello Democratico, immediata è stata la levata di scudi da parte della Garante della privacy, Mojca Prelesnik, secondo la quale la “raccolta di questi dati avrebbe potuto mette a rischio i gruppi più deboli come gli stranieri e le minoranze e avrebbe potuto condurre verso uno stato di polizia”.